Villa Grabau a S. Pancrazio venne edificata nel Cinquecento dalla famiglia dei potenti mercanti lucchesi Diodati. Nei secoli successivi la villa passò prima ai Conti Orsetti, poi ai Marchesi Cittadella. Nel 1868 venne ceduta dai Cittadella a Rodolfo Schwartze, ricco banchiere tedesco, sposato con Carolina Grabau di nobili origini tedesche. I vari proprietari trasformarono nel tempo i suoi originali caratteri gotici in quelli rinascimentali, prima, ed infine nelle attuali vesti neoclassiche.
Le Sale interne, attualmente aperte al pubblico e arredate con mobili d'epoca , furono decorate con un elegante ciclo di affreschi e trompe l'œil : il “ Salone dei finti tendaggi ” rappresenta un capolavoro di tale gusto. Nella Cappella sono invece conservati gli affreschi più antichi. Il grande Parco di nove ettari, tra i più interessanti della Lucchesia, sia per la forma che per la ricchezza e rarità delle specie vegetali, si compone di vari giardini architettonici.
Il “ Giardino all'inglese ”, già nel XVI secolo era certamente formato da specie autoctone che formano tuttora ampi boschetti dove si possono ammirare esemplari di notevoli dimensioni e piante tipiche del giardino spontaneo. Tra le varie specie meritano un cenno la Michelia Figo e la Quercus x Andleyensis rintracciate in Lucchesia solo in questo parco.
Il “ Giardino all'italiana ”, con un bel paesaggio collinare sullo sfondo, si presenta come un giardino terrazzato semiovale, movimentato dall'andamento prospettico delle alte siepi, che formano un paravento a ondate convesse. Racchiude oltre cento conche di Limoni in terracotta , con impressi gli stemmi degli antichi committenti, che vengono ricoverate durante l'inverno nella maestosa Limonaia , una struttura di notevole pregio architettonico risalente al XVII sec., sicuramente tra le più importanti e sontuose della Lucchesia. Il “ Teatro di Verzura ”, grazioso ed elegante palcoscenico in bosso per concerti e rappresentazioni estive.
Sulle due fontane centrali nel Giardino all'Italiana, due magnifiche Maschere in bronzo a forma di testa di Satiro sono attribuite a Pietro Tacca (1577-1640). Dello stesso periodo, la grande Statua grottesca raffigurante una tartaruga con drago e mascherone a tergo. Completano il raffinato arredo alcune Sculture in marmo di Carrara raffiguranti divinità femminili, cani, aquile e leoni.
