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La
Villa Reale di Marlia è stata residenza di nobili famiglie e
di grandi mecenati d'arte. La sorella di Napoleone, Elisa
Baciocchi, sovrana di Lucca ed in seguito di tutta la
Toscana, creò questo grandioso complesso, unendo Villa
Orsetti con le terre circostanti, che comprendevano anche un
palazzo, già residenza estiva del Vescovo di Lucca.
Ristrutturò in stile moderno l'antico Palazzo e le logge
anteriori che fungono da entrata, ma gli splendidi giardini
del 17° secolo, con il meraviglioso Teatro di Verdura e il
"Viale delle Camelie", sono giunti fino a noi
sostanzialmente intatti.
Dopo la caduta di Napoleone, i
Duchi di Parma ed in seguito i Granduchi di Toscana
entrarono in possesso della villa. In seguito
all'unificazione d'Italia, la villa divenne proprietà di
Vittorio Emanuele II che la cedette al Principe Carlo,
fratello dell'ultimo Re delle Due Sicilie, il quale era
stato diseredato in seguito al suo matrimonio con una
ordinaria cittadina inglese: Penelope Smith. La romantica ma
infelice coppia trascorse il resto della vita nella villa e
trovò sepoltura nella cappella del parco. Il loro figlio,
data la sua mania religiosa ed il suo comportamento
eccentrico era conosciuto come il "Principe matto".
Dopo la sua
morte, avvenuta nel 1918, per poter pagare i suoi debiti, la
villa venne messa in vendita: i beni mobili messi all'asta,
e molti degli alberi del parco vennero abbattuti come
legname. Il Conte e la Contessa Pecci-Blunt, i genitori
degli attuali proprietari, acquistarono la proprietà giusto
in tempo per fermare la distruzione del parco.
I nuovi
proprietari commissionarono ad un famoso architetto
francese, Jaques Greber, il restauro del giardino: crearono
boschi, ruscelli, ed un lago che fanno da grandioso
romantico complemento alla serie di giardini classici
italiani del tempo degli Orsetti. Possono essere ricordati
come ospiti del passato di particolare rilievo il violinista
Paganini, esponenti di Case Reali di tutta Europa, il
pittore americano John Singer Sargent, che vi dipinse alcuni
acquerelli. La famiglia Pecci-Blunt ha ripreso questa
tradizione di generosa ospitalità verso personalità del
mondo della cultura e della politica.

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